Online il resoconto della presentazione di PerMicro

23.XI.07
Convegno
Microcredito e Terzo Settore: nasce PerMicro

 

 

 

Il 23 novembre 2007 si è svolta all’Accademia Albertina di Torino la presentazione di PerMicro.

 

Sono intervenuti al dibattito:

 

 

 

–       Giuseppina De Santis – Assessore alle Attività Produttive della Provincia di Torino

 

–        Ilda Curti – Assessore alle Politiche per l’Integrazione del Comune di Torino

 

–        Daniele Ciravegna – Università di Torino

 

–        Paolo Petrucci – Progetto Reti.Qu.A.L.

 

–        Elide Tisi – Confcooperative – Federsolidarietà Piemonte

 

–        Anna Di Mascio – Legacoopsociali Piemonte

 

–        Chiara Valentini  – micro.Bo Onlus

 

–        Andrea Limone – PerMicro

 

–        Corrado Ferretti – PerMicro

 

 

 

Di seguito riportiamo una sintesi degli interventi.

 

 

 

 

 

  1. INTRODUZIONE DI ANDREA LIMONE

 

“La nostra iniziativa si fonda sull’innata attitudine imprenditoriale degli esseri umani”

 

 

 

Con questa frase del Premio Nobel Muhammad Yunus, Andrea Limone, amministratore delegato di PerMicro, apre la mattinata di interventi e incontri sul tema del microcredito e sulla nascita di PerMicro.

 

 

 

 

 

  1. INTERVENTO DELL’ASSESSORE GIUSEPPINA DE SANTIS

 

Nel suo intervento l’Assessore presenta i risultati di una ricerca che ha appena terminato in qualità di Direttore del Centro Einaudi. Il progetto, che raccoglie e analizza le differenti iniziative di microcredito presenti in Piemonte, ha l’obiettivo di misurare ed analizzare la domanda di microcredito in Piemonte e i modelli organizzativi adottati, tramite il confronto con altre realtà esistenti.

 

 

 

La situazione in Piemonte è caratterizzata da un proliferare di programmi di microcredito sostenuti dal settore pubblico, associazioni e fondazioni bancarie e da altre iniziative come il Mip che, pur non essendo specificamente microcredito, rispondono alle esigenze di soggetti che vogliono avviare un’impresa.

 

I risultati della ricerca evidenziano che tutti questi progetti coprono circa 1/7 della domanda di microcredito; c’è dunque una larga quota di domanda che resta insoddisfatta.

 

Lo scopo del microcredito deve essere quello di rendere autonomo l’individuo, liberandolo dalla dipendenza dal sussidio. Per far questo le istituzioni di microcredito devono accompagnare l’erogazione del finanziamento con un percorso, lungo e costoso, di orientamento e formazione del neo imprenditore.

 

In questo modo, alla fine del percorso il microcredito produce un risultato positivo, sia in termini di qualità della vita del singolo, sia in termini di risparmio di risorse pubbliche, con l’uscita dei poveri dal sussidio.

 

La debolezza nell’attuale sistema, che ha evidenziato la ricerca, è che tutti i progetti analizzati sono sotto la “soglia critica”: ognuno ripete gli errori degli altri perchè non c’è abitudine al confronto e, dato il gran numero di micro-progetti, mancano economie di scala che permettano di agevolare la formazione degli operatori ed i processi.

 

 

 

Si sente la necessità di creare reti cooperative fra i diversi operatori per uscire dalla logica delle “nanotecnologie”, mettendo in comune i progetti e creando sinergie.

 

La Provincia si sta muovendo proprio in questa direzione e già collabora attivamente con altre realtà come PerMicro per creare un sistema che sia in grado di valorizzare il lavoro fatto finora e incrementarne i risultati.

 

 

 

 

 

  1. INTERVENTO DELL’ASSESSORE ILDA CURTI

 

L’intervento dell’Assessore ha come tema dominante il concetto e la definizione di “economia informale”.

 

Fanno parte dell’economia informale tutti quei fenomeni irregolari che si sviluppano ai margini delle città e hanno ambiguità di definizione; sono tutte le relazioni e gli scambi economici e di servizio in cui è solo la modalità di scambio ad essere illegale, non l’oggetto della transazione.

 

Alcune di questa attività sono connesse all’economia formale (attività di servizio nei mercati cittadini), altre sono indipendenti (servizi di catering abusivo, lavavetri, venditori itineranti, taxisti collettivi).

 

 

 

L’espansione delle economie informali negli ultimi anni coglie impreparate la città, che hanno difficoltà a gestire il fenomeno.

 

Per ogni tipologia di attività si può disegnare l’identikit sociale di chi la svolge. Sono spesso nuovi cittadini, ma non solo; appartengono tutti alle fasce più deboli della popolazione.

 

Questo fenomeno, se letto dal punto di vista del rispetto delle regole, porta con sé solo risposte repressive.

 

La città di Torino sta cercando di affrontare il problema in un modo più propositivo, in un’ottica di regolamentazione e sostegno dell’imprenditoria abusiva che tenga conto del bisogno di meccanismi di accompagnamento dall’informale al formale.

 

 

 

Il Comune di Torino ha avviato delle azioni pilota rivolte ai cittadini che svolgono attività irregolare per cercare nuove risoluzioni, avviare politiche innovative, trovare circuiti amministrativi adatti, partendo da processi di coinvolgimento e responsabilizzazione delle persone coinvolte.

 

Il microcredito è una risposta possibile a questa forma di disagio e i programmi di microcredito devono investire una particolare attenzione su questa fascia di popolazione.

 

 

 

 

 

  1. INTERVENTO DEL PROF DANIELE CIRAVEGNA

 

Secondo il Microcredit Summit, nel Mondo sono attivi più di 3000 programmi di microcredito. Di questi solo 53 sono nei paesi industrializzati. Questi dati evidenziano che “laddove c’è il sottosviluppo, c’è il massimo sviluppo del microcredito”.

 

Nei paesi occidentali, infatti, il microcredito non può avere lo stesso impatto rivoluzionario che ha nei Paesi in Via di Sviluppo in cui la maggior parte della popolazione vive sotto la soglia di povertà. Resta però uno strumento fondamentale per uscire dai sistemi di esclusione finanziaria presenti nel nostro paese.

 

 

 

Una politica attiva del lavoro deve puntare alla creazione di posti di lavoro attraverso la creazione di nuove imprese.

 

Questa politica si scontra però con gli ostacoli che gli individui incontrano presso il sistema finanziario e che sono:

 

–          di carattere psicologico (dovuti al fatto che la difficoltà di interagire con le banche può portare a meccanismi di auto esclusione)

 

–          di carattere pratico (il business plan è difficile da realizzare)

 

–          di prodotto (le banche non hanno prodotti adatti a questo tipo di clientela).

 

 

 

Le istituzioni di microcredito devono dunque avere un approccio particolare: è necessario che chi opera abbia in sé un forte desiderio di giustizia sociale e presti attenzione alle persone, accompagnandole e ascoltandole.

 

Ci sono molti modi per fare microcredito: quello che deve rimanere costante è solo questo tipo di approccio.

 

 

 

Per quanto riguarda il problema delle sostenibilità (equilibrio tra ricavi e costi), tutte le istituzioni ne riconoscono l’importanza ma la interpretano in modi differenti.

 

A seconda del tipo di entrate considerate, si possono distinguere due tipi di sostenibilità:

 

– operativa lorda (nella quale vengono considerate come entrate anche le donazioni);

 

– operativa netta (gli interessi attivi devono coprire tutti i costi, sia effettivi che figurativi).

 

 

 

La scelta del tipo di sostenibilità ricercata determina quindi il tipo di approccio, welfaristico o istituzionalistico, del microcredito.

 

Nel primo, l’istituto di credito si pone l’obiettivo di aumentare il benessere della comunità attraverso l’innalzamento della condizione di vita dei poveri.

 

L’approccio istituzionalistico, invece, mira a mantenere l’equilibrio finanziario dell’istituzione stessa. Il target di riferimento si sposta dai “più poveri” ai “meno ricchi”, con l’obiettivo di ridurre il rischio del finanziamento.

 

Perché il microcredito possa diventare uno strumento ordinario per le banche, deve diffondersi una nuova filosofia bancaria nella quale la banca si faccia carico anche delle esigenze dei più poveri.

 

 

 

A conclusione del suo intervento, il Professor Ciravegna evidenzia la necessità di creare una rete che colleghi tra loro i progetti e le istituzioni di microcredito e sia in grado di:

 

–          far circolare le informazioni;

 

–          realizzare economie di scala;

 

–          dar maggior visibilità allo strumento del microcredito.

 

Il microcredito, se ben inteso, porterà alla creazione di una nuova “cultura della solidarietà”.

 

 

 

  1. INTERVENTO DI PAOLO PETRUCCI

 

Il contributo del Presidente della Cooperativa Animazione Valdocco si basa sui risultati che sono emersi all’interno di un progetto finanziato dalla Comunità Europea e dalla Regione: il progetto Reti.Qu.A.L.

 

Obiettivi del progetto sono:

 

–          sviluppo delle opportunità di inserimento lavorativo dei più deboli attraverso la cooperazione sociale e il mondo profit;

 

–          valorizzazione delle esperienze specifiche della cooperazione sociale di tipo B.

 

 

 

Dall’analisi delle relazioni che intercorrono tra il mondo delle cooperative e il mondo bancario sono emerse alcune considerazioni:

 

–         le banche conoscono ormai sufficientemente bene il mondo della cooperazione e alcune stanno iniziando a occuparsi in modo specifico del Terzo Settore, creando delle realtà specifiche;

 

–         le cooperative cercano un rapporto migliore rispetto alle esigenze di trasparenza, comprensione, attenzione, che oggi non trovano risposte adeguate.

 

 

 

Per quanto riguarda i soci lavoratori delle cooperative, i dati evidenziano scarse risorse finanziarie e un forte indebitamento (l’8,52% su un campione di 2000 soci ha fatto una cessione del quinto dello stipendio).

 

Il valore tende inoltre a salire se prendiamo a campione le cooperative più grandi, evidenziando che quanto più il socio si sente garantito, tanto più tende ad indebitarsi.

 

 

 

Quali sono dunque i bisogni che emergono e a cui nuove realtà presenti sul territorio come PerMicro possono dare risposta?

 

 

 

I possibili ambiti di azione sono:

 

1)       l’erogazione di prestiti personali ai soci-lavoratori per esigenze primarie;

 

2)       l’erogazione di prestiti personali per consentire ai soci l’entrata nel capitale sociale della cooperativa, mitigando così il problema della bassa capitalizzazione che contraddistingue il mondo della cooperazione sociale.

 

 

 

Guarda la presentazione di Paolo Petrucci

 

 

 

 

 

  1. INTERVENTO DI ELIDE TISI

 

Elide Tisi, presidente di Federsolidarietà Piemonte (Confcooperative), mette in correlazione nel suo intervento il mondo della cooperazione e quello del microcredito.

 

La cooperazione rappresenta la valorizzazione dello spirito imprenditoriale delle persone; l’elemento centrale è qui il capitale umano, non il profitto.

 

La crisi di liquidità delle amministrazioni pubbliche si ripercuote sulla cooperazione sociale creando difficoltà di accesso al credito.

 

Uno strumento di microcredito va pensato non solo come strumento per uscire dall’assistenzialismo ma come possibilità di far fronte alle sempre più frequenti emergenze e bisogni straordinari che, se non risolti in tempo, possono far sprofondare gli individui nella povertà.

 

Il microcredito va dunque letto come strumento di lotta alla povertà e di rivalutazione della cultura del risparmio.

 

 

 

 

 

  1. INTERVENTO DI ANNA DI MASCIO

 

Il contributo che Legacooperative può dare ad una realtà come PerMicro è quello di offrire e condividere le reti sociali indispensabili per lo sviluppo della sua attività.

 

Questa la proposta di Anna Di Mascio, responsabile per Legacooperative delle cooperative sociali in Piemonte.

 

Il mondo del Terzo Settore si trova davanti a un paradosso: da un lato c’è scarsità di risorse, dall’altra una molteplicità di strumenti finanziari che però non sono in grado di rispondere alle esigenze del settore perché si rivolgono più alle imprese che alle persone.

 

PerMicro dunque, proponendosi come risposta a tali esigenze di credito e di sostegno a percorsi di uscita dal lavoro nero, può collocarsi in un segmento di mercato ancora scoperto.

 

 

 

 

 

  1. INTERVENTO DI CHIARA VALENTINI

 

La presenza di Micro.Bo in questa sede è fondamentale perché è la voce di chi opera attivamente nel microcredito da alcuni anni e, grazie all’esperienza positiva maturata, è un importante riferimento per tutte le realtà che nascono sul territorio e riconoscono l’importanza di dialogare e condividere.

 

 

 

Micro.Bo è un’Associazione Onlus che lavora a Bologna e Provincia. È nata come una sperimentazione ma il successo dell’iniziativa ne ha garantito la continuità e lo sviluppo.

 

È strutturata con importanti Partners che contribuiscono all’attività tramite donazioni e fa parte della rete europea “European Microfinance Network”.

 

La sua metodologia si basa sul credito individuale dato a persone escluse dal sistema bancario che abbiano già avviato un’impresa o siano in fase di start up.

 

Nel tempo ha creato un sistema avanzato di valutazione delle richieste di finanziamento che, dopo una prima fase di istruttoria, vengono valutate da un comitato di credito interno alla società ed eterogeneo.

 

La valutazione si basa su alcuni criteri fondamentali:

 

–          la bontà del progetto;

 

–          la capacità di restituzione;

 

–          l’affidabilità delle persone.

 

 

 

Sia in fase di progettazione che per tutta la durata del finanziamento è prevista una figura di supporto, chiamata “business support”, che si occupa di formazione ed accompagnamento.

 

 

 

Micro.Bo è inoltre attiva nella costruzione di una rete nazionale di microcredito di cui fanno già parte 18 realtà collocate sul territorio nazionale, con lo scopo di condividere le esperienze e promuovere la microfinanza in Italia.

 


Guarda la presentazione di micro.Bo

9.   PERMICRO

 

 

 

L’ultima parte del convegno è dedicata alla presentazione di PerMicro.

 

Corrado Ferretti, presidente della società, e Andrea Limone, amministratore delegato ed ideatore del progetto, delineano la struttura di PerMicro e i suoi principali obiettivi.

 

PerMicro nasce dalla volontà del suo ideatore e dalla disponibilità e lungimiranza dei due soci: un fondo sociale di Milano, Oltre Venture, e una realtà torinese, la fondazione Paideia, che si occupa di infanzia.

 

La società ha l’obiettivo di raggiungere la sostenibilità nel medio periodo; è questa una grande sfida perché le attività di microcredito sono caratterizzate da elevati costi delle fasi di istruttoria ed accompagnamento e da perdite sui crediti erogati maggiori che in altri settori. Riuscire nell’obiettivo della sostenibilità è un po’ come camminare su una cresta ghiacciata in alta montagna e non cadere né dal lato delle perdite su crediti, né da quello delle donazioni a carattere gratuito.

 

 

 

Il progetto nasce soprattutto dalla consapevolezza che il microcredito possa funzionare solo attraverso la collaborazione della persone vicine al territorio che si impegnano insieme per la creazione di un modello.

 

 

 

La domanda di microcredito è in forte crescita per l’aumento del precariato, dell’immigrazione, della diminuzione del lavoro dipendente. Si sente forte necessità di trasparenza, condizioni eque, professionalità e velocità di procedure.

 

Queste le esigenze a cui PerMicro vuole dare risposte tempestive ed esaurienti, attraverso i due prodotti finanziari che offre.

 

Il primo è il microcredito all’iniziativa per l’avvio e lo sviluppo di micro-imprese per ottenere il quale sono indispensabili i seguenti requisiti:

 

–          un’idea d’impresa;

 

–          capacità tecniche e imprenditoriali;

 

–          l’appartenenza ad una rete di riferimento che sia disposta a garantire moralmente per il piccolo imprenditore ed impegnarsi per sostenerlo ed aiutarlo in caso di difficoltà.

 

Il secondo è il prestito personale a dipendenti del Terzo Settore per rispondere ad urgenti bisogni di credito per la casa, la salute, l’assistenza.

 

È quindi indispensabile per PerMicro creare delle forme di collaborazione sia con le Istituzioni che con il Terzo Settore, per conoscerne le esigenze e ragionare insieme su quali metodologie sia meglio adottare per rispondere in modo efficace ai bisogni degli individui e delle famiglie.